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Nullità ed annullabilità di assemblea e delibere


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Il succo è questo: quasi tutte le decisioni prese in assemblee irregolarmente convocate o con maggioranze di condomini insufficienti divengono valide, se non sono impugnate in tribunale entro mese. Cioè sono annullabili se si ricorre in questo breve periodo di tempo, passato il quale non si può far più nulla. A impugnarle può essere solo chi è ha votato contro in assemblea o chi era assente, dopo che ha ricevuto il relativo verbale.

Un mese è poco. In genere i condomini, ignari della legge, prima protestano con i vicini, poi telefonano all’amministratore. Nei casi più gravi gli inviano anche una raccomandata. E invece l’unica strada è far causa immediatamente, coinvolgendo un avvocato e accollandosi i rischi e i costi dell’azione legale.

L’annullabilità delle delibere non è una novità: è infatti prevista dal codice civile che risale al 1942. E allora, cosa è che è cambiato? L’interpretazione della Cassazione, ora via via ripresa dalla maggioranza dei tribunali.

Fino a qualche anno fa, infatti, erano considerate nulle le delibere prese in assemblee irregolarmente convocate, nonchè le decisioni assunte su argomenti fuori dall’ordine del giorno o con un numero di voti insufficiente. Per esempio, la delibera che decide un opera costosa e innovativa (l’installazione di un ascensore, la costruzione di una piscina), senza l’assenso della maggioranza dei condomini che possieda due terzi dei millesimi.

Contro la nullità della decisione c’è poco da fare. Essa è come se non fosse mai stata presa e può essere impugnata anche anni dopo, perfino da chi ha votato “sì”.

Oggi, invece, tutte queste decisioni assunte sono valutate dai tribunali solo come “annullabili”.

A scatenare questa rivoluzione è stata una sentenza della Cassazione, la n. 31 del 2000, confermata da numerose altre (n. 1292/2000, n. 3013/2000, n. 2301/2001, n. 8676/2001, n. 13350/2003 e via elencando) e di vari Tribunali, fino a divenire l’interpretazione preponderante della giurisprudenza. Probabilmente si voleva dare un taglio radicale alle liti condominiali, che intasano i tribunali.

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